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domenica 15 novembre 2009 |
Di Andrea Bernaudo Un tempo, quando un uomo prometteva ad una donna che l’avrebbe sposata, la promessa aveva un valore giuridico e il mancato adempimento prevedeva delle sanzioni. La moglie, però, doveva portare “la dote”. Bene, il rapporto tra Rutelli e Casini si sta inceppando anche su questo: la dote. Da un lato l’UDC di Pier, con il suo consolidato 4/5%, dall’altro Francesco con la sua API (Alleanza per l’Italia), un contenitore del nulla, al momento, avvolto dal mistero circa la reale base elettorale. Anche il “timing” studiato dai Rutelliani non va, ma come, proprio alla vigilia delle più importanti elezioni amministrative, dove l’UDC sta finalmente capitalizzando politicamente la coraggiosa scelta di muoversi come opposizione distinta ed autonoma con una strategia (tipica DC) di fare accordi regione per regione, per quale motivo dovrebbe imbarcare Rutelli ed i suoi con un’altra struttura, senza averne testato prima il consenso? Ed allora all’API non rimane che raccogliere le firme e dimostrare il prorio consenso presentandosi autonomamente alle prossime elezioni regionali. Sorge poi un dubbio: che centrano il laico e repubblicano La Malfa ed il liberale Carlo Scognamilglio con la linea teo-dem portata avanti fino ad ora all’interno del centrosinistra dall’ex radicale Rutelli? Il matrimonio sarà dunque rimandato, occorre mettere da parte la dote della sposa, e decidere poi se sposarsi in chiesa o al comune ed infine scegliere i testimoni, che per ora sembrerebbero un po’ confusi. Rimane infine un interrogativo: a fronte di un’incertezza palese sulla linea politica di questo nuovo movimento, considerando poi che, allo stato attuale, il bacino elettorale a cui si rivolge è lo stesso al quale punta il potenziale primo alleato, cioè Casini, e che, a livello strategico. l’operazione di Rutelli si incrocia con quella lanciata dall’associazione Italia Futura di Montezemolo, siamo forse di fronte ad un tentativo, supportato da importanti settori economici ed editoriali, per indebolire il PD, trattare col Cavaliere in attesa del tramonto politico di quest’ultimo, strizzando l’occhio al Presidente della Camera?
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lunedì 09 novembre 2009 |
di Fabio Martini - da la Stampa dell'08.11.2009 D’Alema, Veltroni, Fassino e i giovani del Pci inchiodati alla tv. Lo sconforto di Natta: “Cambia la storia, così ha vinto Hitler”
Era tutto il giorno che il Muro veniva giù, sbrecciato dalle mani e dai picconi. Poi si era fatta sera, a Berlino ma anche a Botteghe Oscure, il palazzo dove abitava il Pci, il più forte partito comunista d’Occidente. Al Bottegone le luci sono ancora tutte accese. Il segretario Achille Occhetto è a Bruxelles, ma i giovani rampolli che forse un giorno si faranno - D’Alema, Veltroni, Fassino - da ore sono davanti al televisore. Ad un certo punto Claudio Petruccioli si alza, si avvia lungo il corridoio, va a cercare lo sguardo e il pensiero di Alessandro Natta. Nella stanza dell’ex segretario «la luce non è accesa, domina la penombra», racconterà Petruccioli nel suo libro Rendi conto. «Che facciamo?». E Natta: «Ma caro Petruccioli, cosa volete fare!». Petruccioli: «Ma come cosa vogliamo fare? Telefonano da tutta Italia, non possiamo star zitti! Con quel che sta succedendo, come facciamo ad andare in giro con questo nome...». E Natta: «Vedi, io non considero intoccabile il nome... ma cosa volete fare... Qui crolla un mondo, cambia la storia... ha vinto Hitler... Si realizza il suo disegno, dopo mezzo secolo».
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mercoledì 21 ottobre 2009 |
 “Crediamo sia grave che all’interno del Governo convivano due linee opposte sulla politica economica.” E’ quanto dichiarato da Andrea Bernaudo portavoce di Federazione Italia Liberale a margine delle dichiarazioni di ieri del Ministro Tremonti e della opposta visione comunicata oggi dal Ministro Brunetta dal suo blog. “Dalle cause della crisi, alle possibili soluzioni abbiamo denunciato fin dall’ottobre del 2008 una opposta linea di politica economica all’interno della maggioranza, chiedendo un incontro tra il Prof. Antonio Martino e il Ministro dell’Economia, con una lettera/invito; un incontro ed un confronto immediato sulle due opposte visioni. L’incontro non ci fu, per improrogabili impegni del Ministro, nonostante la pronta disponibilità del Prof. Martino. Ora il problema si ripropone in una dimensione perfino maggiore, poiché le contraddizioni non sono solo nella maggioranza, ma nel Governo tra due dei suoi massimi esponenti.” "Rinnoviamo oggi il nostro invito” ha concluso il portavoce della FIL “ affinchè il Governo chiarisca qual'è la linea sulla politica economica nell’interesse del Paese che ha il diritto di conoscere se il Governo abbia definitivamente abbandonato il perseguimento delle evocate riforme sulle libertà economica perseguendo le tesi del professor Tremonti o se invece intenda rilanciare l'economia del Paese all'insegna del liberismo, ritenendo come dice Brunetta la ricetta di Tremonti antiquata ed inadeguata rispetto alle esigenze di flessibilità poste dalla situazione economica del sistema italiano fortemente in crisi anche a causa di uno storica tendenza statalista e antiliberista presente nel mercato del lavoro ".
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mercoledì 14 ottobre 2009 |
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Andrea Bernaudo - portavoce FIL “Pur apprezzando la risolutezza con la quale il Presidente Berlusconi ha rilanciato la sfida delle riforme, per quanto riguarda la separazione delle carriere dei magistrati, finchè non vedremo l’approvazione di una legge in tal senso non ci crediamo.” Risponde così il portavoce di Federazione Italia Liberale all’annuncio del Premier su un’imminente Riforma della giustizia e in primis per la separazione delle carriere. “Separazione Carriere Magistrati e due sezioni distinte al Csm per giudici e pm sono riforme minime per uno stato di diritto liberale” ha continuato Andrea Bernaudo, “ ma in Italia sono 10 anni che il centro-destra annuncia e che l'ANM e settori ampi del centro-sinistra alzano gli scudi facendone una guerra di religione”. Eppure, ha concluso l’esponente liberale “ siamo i soli al mondo, tra i paesi civili, a non applicare a pieno i principi di terzieta' del giudice e della parita' delle parti nel processo penale”.
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sabato 10 ottobre 2009 |
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di Andrea Bernaudo - portavoce FIL
Ma se il LODO ALFANO era una inammissibile forzatura della Costituzione, una prepotente ricerca d'impunità, come mai la Consulta si è spaccata e sei Giudici su quindici hanno votato in dissenso e quindi a favore della costituzionalità del provvedimento? E perchè in Italia, in calce alle sentenze della Corte Costituzionale non vengono menzionate le ragioni dei giudici "dissidenti"? In base a decisioni di auto-organizzazione della Consulta, infatti, in Italia, unico Paese oltre alla Francia, al contrario del resto del mondo occidentale e/o USA, le sentenze delle Corti Costituzionali non ammettono la "dissenting opinion" in calce alle pronunce e le ragioni dei giudici "dissidenti", al contrario di tutti gli altri paesi democratici non possono essere conosciute. E questo non va. Noi vorremmo conoscere anche quelle motivazioni, e crediamo che ogni cittadino ne avrebbe pieno diritto, fermo restando il rispetto obbligatorio delle decisioni della Corte, quand'anche criticabili e a prescindere dalle forze politiche che di volta in volta scrivono i provvedimenti sottoposti al vaglio Corte Costituzionale. Nove Giudici della Consulta hanno deliberato a maggioranza contro gli altri sei, ma noi conosceremo solo la sentenza approvata dai nove senza aver il diritto di poter approfondire le motivazioni in dissenso. Ma dovremo comunque rispettare la sentenza. Riteniamo quindi che chiedere ai garanti della nostra Costituzione una riflessione su questo deficit di trasparenza sia un nostro diritto pur non confidando in un positivo riscontro. |
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venerdì 02 ottobre 2009 |
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di Angelo Canini Il genio pontieri è uno dei reparti dell’Esercito Italiano che vanta, forse, la storia più antica. Risulta essere operativo già al tempo degli antichi Romani che lo utilizzavano per garantire l’avanzata dell’esercito anche in presenza di ostacoli.
Non sappiamo se Bersani, D’Alema, Franceschini e altri esponenti del PD, in tutto circa una sessantina, abbiano svolto il servizio militare in questo corpo, ma è certo che di “ponti” hanno dimostrato di intendersene. Ne hanno dato prova martedì 29 settembre, quando alla Camera si è votata la pregiudiziale di incostituzionalità sullo scudo fiscale, proposta dall' Italia dei Valori, e dove tutte le opposizioni erano associate. |
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